Prix de la jeune critique - textes primés


L’ultima destinazione o il peso della morte

La Destinazione : Real. : Piero Sanna, 2000, 124 min.
Con : Roberto Magnani, Elisabetta Balia, Raffaele Ballore, Sebastian Brotzu

« Ciascun’ arte è allo stesso tempo superficie e simbolo » diceva Oscar Wilde e penso che questa riflesssione illustri bene questo film.
Infatti La Destinazione , che si svolge in un paesino di Sardegna molto tradizionalista e conservatore, racconta la storia di un giovane romagnolo, Emilio, che decide di farsi cararbiniere ed è mandato nell’isola come primo posto. Lì scopre, e fronteggia, una realtà del tutto nuova e ignorata...
Il fatto che il regista di cui è il primo film ? malgrado la sorprendente e lodevole padronanza delle techniche cinematografiche, tanto visive quanto narrative ? sia carabiniere di professione “vera” e dall’altra parte che sia sardo (è nato a Benetutti in Sardegna nel 1943) fa sì che la dimensione autobiografica non è affatto assente da questo film anche se non è fondamentale, tranne forse per la conoscenza profonda che Sanna ha della Sardegna.
Ma veniamone ai fatti, col suo film Sanna ci fa fare un viaggio iniziatico, verso la conoscenza, in un altro paese, un’altra realtà ? o forse sarà la nostra? ? con tutta la violenza che comporta affacciata qui sullo schermo davanti agli nostri occhi.
Già ci tuffa nella realtà sarda con le sue usanze e le sue leggi; notiamo che questa particolarità della Sardegna ci è stata annunciata nell’introduzione del film, diciamo, dal misterioso compagno d’armi che Emilio incontra all’arma di Roma mentre fanno tutti e due la formazione.
La Sardegna ci appare dall’inizio come un paese bellissimo (piani lunghi, fissi sui paesaggi) e crudele. Ci sembra che una malasorte pesi su questo paese molto superstizioso ? come vediamo bene con la scena della mandorla che “dice” che la giovane si sposerà nell’anno, ma anche dalle reazioni dei personaggi ; e a questo punto bisogna sottolineare la giustezza dell’interpretazione degli attori, che magari viene dal fatto che non sono professionisti e che più o meno recitano la loro parte o almeno una realtà che conoscono bene ? e che la forza del destino sia più forte di tutto e impedisca loro ogni forma di reazione o di ribellione perchè comunque sono destinati ad essere vinti. Nessuno trionfa tranne la sorte e alla fine tutto rimane come è sempre stato, ed è questa la condanna che viene fatta alle autorità che tagliano corto alla rivolta e conducono i più poveri e gli innocenti (qui simbolizzati segnatamente dal ragazzo martire) alla loro perdita.
La morte attraversa il film o meglio lo sorvola e quasi sembra fosse essa la protagonista: infatti la Sardegna ci appare come un paese di morte, il che viene sottolineato dalla battuta di Emilio quando dice a Giacomina che se tutti vogliono andare a Rimini, da dove viene lui, è perché “perché da noi c’è vita”; sull’isola invece pesano l’immobilità e il silenzio (i dialoghi sono pochi e i due strilli annunciatori delle due morti sono tanto più forti che contrastano col silenzio generale).
Questo silenzio che s’esprime anche attraverso la legge dell’omertà, talmente forte e accettata che viene affermata ed impostata dal giudice, che, in un certo senso, condanna quelli che l’hanno infranta; ed è ancora più crudele poiché conosce le conseguenze del suo atto ?, è d’altronde ciò che gli rimprovera uno dei carabinieri ?.
Inoltre il ruolo della donna in questo film ci appare come primordiale: sembra che sia lei a decidere tutto e soprattutto dà il tono della storia. Sempre vestita di nero, colore del lutto, conferisce, mediante i suoi gridi e pianti di dolore, l’intensità tragica che va crescendo fino alla Passione finale. A questo proposito, bisogna sottolineare la doppia costruzione della sequenza finale: assistiamo in parallelo alla scena in chiesa (fondamentale in questa regione tradizionalista) dove il Cristo è “decrocifisso” mentre cantano il Miserere, ? ed è la musica a fare l’unità con l’altra parte della sequenza ?, e alla tragedia personale della madre che scopre suo figlio Efisio impiccato ed a questo punto egli si sostituisce a Cristo dalla sua posizione spaziale (come fosse sulla croce) e dal suo stato di vittima mentre un po’ possiamo paragonare sua madre alla Vergine Maria, una Madonna in lutto e perciò vestita di nero come nel Vangelo di Pasolini.
Praticamente questo film ci pone il problema dell’ingiustizia che punisce gli innocenti e non lascia loro spazio, e neanche tempo, per vivere; e questo ci appare, bisogna non perderlo di vista, attraverso gli occhi di un giovanotto che mediante quest’esperienza impara la verità della vita e degli uomini. Se è stato mandato nel “posto più vicino fuori dal mondo”, è forse per esser consapevole della fortuna che è vivere, lui che ne sembrava dubbitare quando decise di arruolarsi e quindi anche lui, in un certo senso, di uccidersi. Perché se Efisio e suo padre perdono la vita fisicamente, i carabinieri la perdono socialmente (come vediamo quando la sua famiglia non riconosce Emilio per via della divisa e poi quando viene segregato nel paesino sardo). Un po’ come alla fine dell’Elettra di Giraudoux si potrebbe chiedere: “ Come si chiama quando gli innocenti muoiono e che i colpevoli si ammazzano in un angolo del giorno che si alza? Ha un nome bellisimo (...), si chiama l’aurora.”.


Esther Castagné


Alla ricerca del tempo passato
Appunti sul film Passato Prossimo


In un finesettimana, dal venerdì mattina alla domenica sera, il destino di cinque giovani, amici d’infanzia, si chiarisce: ecco brevemente la trama del film di Maria Sole Tognazzi Passato Prossimo. In realtà i tempi vengono intrecciati : c’è il passato remoto: quello di un’estate bella e felice; il passato prossimo ? del presente della nostra storia ?: un inverno gelido e indeterminato; e il presente-futuro che ci rivela il destino di ciascuno. Così assistiamo ad una “mise en abyme” tanto più interessante quanto la maggior parte dei protagonisti vuole fare cinema e più specificamente recitare, il che genera rivalità e tensioni. Non si assiste veramente ad un metacinema però il legame con i giovani attori del film si fà naturalmente. Forse perchè sembrano vivere questa storia più di recitarla.
Questo primo film è stato alimentato da esperienza e ricordi della regista; ed è forse per questo che crea un’atmosfera così intimista e che riesce a ritrascrire e trasmettere l’ambiente di un week-end tra giovani che si conoscono sin dall’infanzia con tutte le relazioni che si sono potute creare, come tutti ne abbiamo vissuto.
Maria Sole Tognazzi introduce poco a poco, l’uno dopo l’altro, i suoi personnaggi senza rivelare dall’inizio l’esatta natura delle loro relazioni talvolta ambigue, spesso complesse.
Se a prima vista la storia e anche il film possono sembrare un po’ superficiali, viene dal fatto che è leggero e non è impegnato; è solo una storia abbastanza personale ma allo stesso tempo solita e comune a tutti poiché tratta del destino tanto sentimentale quanto professionale di questi ventenni che la regista aveva voglia di raccontare e di condividere con altri. Però non è una storia semplice nel senso che cerca di approfondire i sentimenti reali e le vere motivazioni di ogni personaggio. Non dà solo da vedere, dà anche da riflettere perchè, sembra un’evidenza ma è proprio così, le cose non sono tanto semplici di quanto sembrano.
Inoltre occorre notare che il film è quasi strutturato intorno a un luogo chiuso, un “huis clos” (la casa di campagna di Claudia) che permette alle cose di sbocciare o di chiarirsi: l’atmosfera confinata riflette le tensioni tra i personaggi e favorizza l’accelerazione del tempo caratteristica del destino; questa affogamento viene contro-bilanciato dai flash-back che ci aprono un nuovo mondo come un soffio d’aria pura in cui il tempo sembra sospeso. Però la precipitazione degli eventi accade solo nella seconda parte del film ? che è anche la seconda parte del finesettimana ? quando arrivano i nuovi, le “pièces rapportées” che in un certo senso determinano la vita futura di quasi tutti i protagonisti.
Infine questo film è allo stesso tempo un inizio e una fine poiché se Claudia chiede ai suoi amici, a cui s’aggiungono altre conoscenze, di venire per il week-end è perché sa che sarà l’ultimo siccome i suoi genitori sono dovuti vendere la proprietà, e che vuole chiudere quest’episodio della sua vita con quelli che ne hanno fatto parte, che ci hanno partecipato e che hanno contato in questi anni; ma contemporaneamente è una nuova vita che comincia, e perciò bisogna chiudere la parentesi: la loro vita di adulta e il loro avenire. L’epilogo che ci riassume alla svelta i destini dei cinque amici è finalmente un po’ deludente perchè sembra superfluo: cosa diventano in fondo ci importa poco, l’interessante è di seguirli nel loro viaggio verso l’età adulta e la maturità, di osservarli lottare contro se stessi per riuscire in fin dei conti a liberarsi e rivelarsi. Ed è questo l’oggetto fondamentale di questo primo lungo metraggio di Maria Sole Tognazzi, che tratta dei problemi, delle incertezze e delle interrogazioni dei giovani ? italiani ? di oggi.


La destination finale ou le poids de la mort


“Tout art est à la fois surface et symbole” disait Oscar Wilde et je crois que cette réflexion illustre bien ce film.
En effet, La Destination, qui se déroule dans un village de Sardaigne très attaché aux traditions et fort conservateur, raconte l’histoire d’un jeune homme originaire de l’Emilie-Romagne, Emilio, qui décide de devenir carabinier (gendarme) et est envoyé sur l’île pour son premier poste. Là, il découvre une réalité nouvelle et inconnue à laquelle il doit faire face…
Le fait que le réalisateur dont c’est le premier film ? malgré sa surprenante et remarquable maîtrise des techniques cinématographiques, tant visuelles que narratives ? soit gendarme ou plus exactement carabinier de profession et que, d’autre part, il soit sarde (il est né à Benetutti en Sardaigne en 1943) fait que la dimension autobiographique est loin d’être absente de ce film même si elle n’est pas fondamentale, si ce n’est pour la profonde connaissance qu’a Sanna de la Sardaigne.
Mais venons-en au vif du sujet, à travers son film Pietro Sanna nous emmène dans un voyage initiatique vers la connaissance, dans un autre pays, une autre réalité ? ou peut-être est-ce la nôtre? ? avec toute la violence qu’elle comporte, exposée là, sur l’écran, devant nos yeux.
Pour commencer il nous plonge dans la réalité sarde avec ses usages et ses règles ; on peut d’ailleurs constater que la spécificité de la Sardaigne nous est annoncée dans l’introduction du film, pourrait-on dire, par le mystérieux frère d’arme qu’Emilio rencontre à Rome alors qu’ils y font leur service dans le corps des carabiniers.
La Sardaigne nous apparaît dès le départ comme un pays merveilleusement beau (plans longs et fixes sur les paysages) et cruel. Il semble qu’un maléfice pèse sur ce pays très superstitieux ? comme nous le voyons avec la scène de l’amande qui « dit » que la jeune fille se mariera d’ici la fin de l’année, mais aussi à travers les réactions des personnages, (et soulignons ici la justesse de l’interprétation des acteurs, qui vient peut-être du fait que ce ne sont pas acteurs professionnels et qu’ils jouent plus ou moins leur propre rôle ou du moins une réalité qu’ils connaissent bien) ? et que la force du destin soit plus forte que tout et leur interdise toute forme de réaction et de rébellion parce qu’ils sont de toute façon condamnés à être vaincus. Personne ne triomphe, si ce n’est le destin, et à la fin tout reste pareil ; là réside la condamnation faite aux autorités qui, en coupant court à la révolte, conduisent à leur perte les plus misérables et les innocents (ici représentés par l’enfant martyr notamment) à leur perte.
La mort traverse tout le film ou mieux le survole, et l’on a presque l’impression qu’elle en est l’héroïne : effectivement la Sardaigne nous apparaît comme un pays porteur de mort, ce qui est souligné par la réplique d’Emilio lorsqu’il dit à Giacomina que si tout le monde veut aller à Rimini, d’où il vient, c’est « parce que chez nous il y a de la vie » ; sur l’île au contraire l’immobilité et le silence pèsent (les dialogues sont peu nombreux et les cris perçants annonçant les deux morts sont d’autant plus forts qu’ils contrastent avec le silence d’ensemble).
Ce silence qui s’exprime aussi à travers la loi de l’ omertà, si forte et tellement acceptée qu’elle est affirmée et imposée par le juge, qui, dans un certain sens, condamne ceux qui l’ont enfreinte ; et cela est encore plus cruel car il connaît les conséquences de son acte ?, et c’est d’ailleurs ce que lui reproche un des carabiniers?.
Ajoutons que le rôle de la femme dans ce film nous paraît primordial : il semble que ce soit elle qui décide tout et surtout qui donne le ton à l’histoire. Toujours de noir habillée en noir, la couleur du deuil, elle confère au film, à travers ses pleurs et de ses cris de douleur, son intensité tragique qui augmente au fur et à mesure jusqu’à la Passion finale. A ce propos, il nous faut souligner la double construction de la séquence finale : nous assistons parallèlement à la scène de l’église (fondamentale dans cette région traditionaliste) durant laquelle le Christ est descendu de la croix pendant que l’on chante le Miserere, ? c’est d’ailleurs la musique qui fait l’unité avec l’autre partie de la séquence ?, et à la tragédie personnelle de la mère qui découvre son fils Efisio pendu ; c’est là que celui-ci se substitue au Christ, de par sa position spatiale (il semble être sur la croix) et de par son statut de victime, tandis que l’on peut comparer sa mère à la Vierge, une Vierge en deuil, de noir vêtue, comme dans l’Evangile de Pasolini.
Au fond ce film pose le problème de l’injustice qui punit les innocents sans leur laisser de temps, ni d’espace pour vivre ; tout ceci nous est montré, il ne faut pas le perdre de vue, à travers le regard d’un jeune homme qui par le biais de cette expérience va apprendre ce qu’est la vie et ce que sont vraiment les êtres humains. S’il est envoyé dans « l’endroit le plus proche en-dehors du monde », c’est peut-être pour prendre conscience de la chance qu’il y a à vivre, ce dont il semble douter lorsqu’il décide de s’engager et donc lui aussi, dans un certain sens, de mourir. Car que si Efisio et son père perdent physiquement la vie, les carabiniers la perdent socialement (ainsi que nous le voyons quand sa propre famille ne reconnaît pas Emilio à cause de son uniforme et lorsque ensuite il est rejeté par les habitants du village sarde). Un peu comme à la fin de l’Electre de Giraudoux l’on pourrait dire pour conclure : « Comment cela s’appelle-t-il quand les innocents meurent et que les coupables s’entretuent dans un coin du jour qui se lève ? Cela a un très beau nom (…), cela s’appelle l’aurore ».

Esther Castagné


A la recherche du temps passé
Notes sur le film Passato Prossimo


Lors d’un week-end (prolongé), du vendredi matin au dimanche soir, le destin de cinq jeunes gens, amis d’enfance se clarifie : telle est brièvement la trame du film de Maria Sole Tognazzi Passato Prossimo. En réalité les temps sont entremêlés : il y a le passé simple et éloigné, celui d’un bel été heureux ; le passé composé et complexe ? du présent de notre histoire ? : un hiver glacial et indéterminé ; et le présent-futur qui nous révèle le destin de chacun. De fait nous assistons à une mise en abyme d’autant plus intéressante que la plupart des protagonistes veut faire du cinéma et plus spécifiquement exercer le métier d’acteur ce qui engendre des rivalités et des tensions. Nous n’assistons cependant pas vraiment à un ‘cinéma dans le cinéma’ mais le lien avec les jeunes acteurs se fait tout naturellement. Peut-être parce qu’ils ont davantage l’air de vivre cette histoire que de la jouer.
Ce premier film a été alimenté par l’expérience et les (propres)souvenirs de la réalisatrice ; et c’est peut-être pour cette raison qu’elle a réussi à créer une atmosphère aussi intimiste et à retranscrire et transmettre l’ambiance d’un week-end entres jeunes qui se connaissent depuis l’enfance avec toutes les relations qui se sont formées, comme chacun d’entre nous a pu en vivre.
Maria Sole Tognazzi introduit peu à peu, l’un après l’autre, ses personnages sans dévoiler dès le départ la nature exacte de leurs relations parfois ambiguës et souvent complexes.
Si à première vue l’histoire peut sembler un peu simpliste et superficielle, cela est dû à sa légèreté et au fait que ce n’est pas un film engagé, ni sur le plan politique, ni sur le plan social, contrairement à la plupart des films italiens. C’est juste une histoire assez personnelle mais en même temps habituelle et commune à chacun d’entre nous puisqu’elle traite du destin tant sentimental que professionnel de ces jeunes gens d’une vingtaine d’années que la réalisatrice avait envie de raconter et de partager. Pourtant ce n’est pas une histoire simple dans la mesure où elle cherche à approfondir les sentiments véritables et les motivations réelles des personnages ; elle ne donne pas simplement à voir mais aussi à réfléchir parce que, et il faut le dire même si ça semble évident, les choses ne sont pas aussi simples qu’elles en ont l’air.
Par ailleurs il faut remarquer que le film est structuré presque intégralement autour d’un lieu clos ( la maison de campagne de Claudia), ce qui permet aux choses de se déclarer ou de se préciser ; cette atmosphère confinée et étouffante reflète les tensions entre les personnages et favorise l’accélération du temps qui caractérise le destin. Cette sensation d’étouffement est contre-balancée par les flash-back qui nous ouvrent un autre monde, nouveau, pareil à un souffle d’air pur dans lequel le temps semble suspendu. Cependant la précipitation des événements n’advient que dans la seconde partie du film ? qui est aussi la seconde partie du week-end ? quand arrivent les nouveaux, les pièces rapportées qui, d’une certaine manière déterminent la vie future des protagonistes.
Enfin ce film est tout à la fois un début et une fin puisque si Claudia convie ses amis, auxquels s’ajoutent de nouveaux venus pour ce week-end, c’est parce qu’elle sait que ce sera le dernier, ses parents ayant dû vendre la propriété, et qu’elle veut fermer cette période de sa vie avec ceux qui en ont fait partie, qui y ont participé et qui ont compté pendant toutes ces années ; c’est en même temps une nouvelle vie qui commence, et donc il faut refermer la parenthèse pour qu’ils puissent entrer dans leur vie d’adulte et leur avenir. L’épilogue qui résume rapidement les destins réciproques des cinq amis est un peu décevant et semble superflu : ce qu’ils deviennent au fond nous importe peu, ce qui est intéressant c’est de les suivre dans leur voyage vers l’âge adulte et la maturité, de les voir lutter et se débattre contre eux-mêmes pour réussir en fin de compte à se libérer et se révéler. Là réside l’objet fondamental de ce premier long métrage de Maria Sole Tognazzi, qui traite des problèmes, des incertitudes et des interrogations des jeunes ? italiens ? d’aujourd’hui.

Esther Castagné